Seul, Corea del Sud

Santuario dei Martiri di Jeoldusan

Immagine: Wikimedia Commons

La Chiesa in Corea è nata come nessun'altra: fondata da laici che scoprirono la fede in libri giunti dalla Cina, con Yi Seung-hun, battezzato a Pechino nel 1784, che tornò a battezzare gli altri, decenni prima che un sacerdote potesse stabilirvisi. Quella fede fu pagata col sangue. Su uno sperone roccioso sopra il fiume Han, un tempo pittoresco approdo di traghetti, la persecuzione del 1866 trasformò la collina in un luogo di esecuzione così terribile da essere ribattezzata Jeoldusan, la montagna delle decapitazioni, dove migliaia di cattolici morirono per aver rifiutato di rinnegare Cristo. Nella festa odierna dei santi Andrea Kim Taegon, primo sacerdote di Corea, Paolo Chong Hasang e dei 103 Martiri Coreani, canonizzati da Giovanni Paolo II a Seul nel 1984, la chiesa del santuario, costruita per il centenario della persecuzione, si innalza sul fiume con la sua sagoma a forma di gat, il cappello tradizionale coreano, con le reliquie dei santi martiri nella cripta, un museo delle loro lettere e degli strumenti del loro supplizio, e giardini dove Seul viene a pregare nel silenzio sopra l'acqua.

Indirizzo
6 Tojeong-ro, Mapo-gu, Seoul, South Korea

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